Quando un Abbraccio Non È Solo Affetto: I “Tocchi Oscuri” Nelle Relazioni Intime

Nel vasto panorama delle relazioni umane, crediamo spesso che il contatto fisico — una carezza, un abbraccio, una stretta di mano — sia un linguaggio universale di cura e connessione. Tuttavia, come in un quadro realizzato con colori vivaci in superficie ma tinte scure nel profondo, non tutto il tocco è motivato da affetto genuino.  

Uno studio recente pubblicato su Current Psychology e condotto da ricercatori della Binghamton University (USA) ci offre un’intuizione affascinante e clinicamente significativa: alcune persone impiegano il contatto fisico come strumento manipolativo nelle relazioni romantiche.  

La “Dark Triad”: un triangolo di tratti e comportamenti

Nel linguaggio della psicologia della personalità, si parla di “Dark Triad” per descrivere tre tratti caratteriali connotati da egocentrismo, manipolazione e scarsa empatia:

• Narcisismo – grandiosa autopercezione e bisogno di ammirazione.

• Psicopatia – impulsività, freddezza emotiva e bassa empatia.

• Machiavellismo – abilità strategica e uso degli altri per scopi personali.

Questi tre tratti, se presi insieme, possono dipingere la bussola interna di una persona, dove non è il sentimento a orientare l’azione, ma l’uso strategico delle relazioni e delle emozioni altrui. È in questo contesto che lo studio ha indagato come il tocco fisico venga impiegato non tanto per co-creare intimità, quanto per esercitare controllo e influenza.  

Tocco: ponte di connessione o strumento di controllo?

Il contatto fisico è un linguaggio potente: stimola l’ossitocina, riduce lo stress, e può essere un gesto di cura reciproca. È come una chiave: nelle mani giuste apre le porte della vicinanza, nelle mani sbagliate può serrarle, soffocando il partner in un abbraccio che non libera ma lega.  

Lo studio ha rilevato che:

•Individui con tratti della Dark Triad tendono a usare il tocco in modi che favoriscono i loro bisogni, piuttosto che quelli della relazione. In altre parole, ciò che può apparire affettuoso può avere la funzione di esercitare potere o ottenere compliance dal partner.  

Differenze di genere nelle dinamiche del tocco

Curiosamente, la ricerca mostra differenze nei modi in cui le persone usano il tocco, legate anche a genere e stile di attaccamento:

•Uomini con insicurezze relazionali tendevano a impiegare il tocco non tanto per manipolare, ma per cercare rassicurazione e conforto.  

•Donne con tratti marcati di Dark Triad, invece, erano più propense a usare il tocco in maniera strategica e manipolativa, pur trovando, allo stesso tempo, sgradevole essere toccate personalmente.  

Questa differenziazione suggerisce che non è tanto il genere in sé, ma la combinazione di tratti di personalità e insicurezze di attaccamento a influenzare come il tocco viene interpretato e utilizzato.  

Implicazioni cliniche e riflessioni per la relazione terapeutica

Da un punto di vista clinico, comprendere che esistono modi di “toccare” che non sostengono il legame ma lo distorcono apre a importanti riflessioni sul lavoro terapeutico con coppie e individui. Se il tocco può essere una parola del linguaggio dell’affetto, allora imparare a “leggerlo” con attenzione — come si fa con un testo ricco di metafore — diventa un’abilità fondamentale.  

In un percorso psicologico, ad esempio:

• possiamo aiutare le persone a differenziare tra tocchi che co-creano sicurezza emotiva e tocchi che cercano di soddisfare bisogni ego-centrati;

• possiamo esplorare la qualità del contatto fisico come specchio di dinamiche di attaccamento e responsabilità emotiva;

• possiamo supportare chi ha subito dinamiche manipolative a riconoscere segnali sottili — inclusi gesti apparentemente affettuosi — come possibili indicatori di strategie relazionali disfunzionali.

Conclusione: oltre la superficie del contatto

Nel nostro lavoro con le relazioni, tendiamo a privilegiare ciò che è visibile — parole, comportamenti, gesti — senza sempre chiederci quale sia l’intento sottostante. Questo studio ci invita a ricordare che anche un gesto sensoriale come il tocco può avere un “lato oscuro”: non è solo un ponte di vicinanza, ma può diventare un mezzo di controllo emozionale quando non sorretto da empatia e reciprocità.  

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Fonte: 

Open access. “The dark side of touch: how attachment style impacts touch through dark triad personality traits” by Richard Mattson et al. Current Psychology